Un fondo per sostenere la maternità delle atlete non professioniste

In Italia sono ben oltre 800.000 le atlete considerate dal diritto vigente “non professioniste” … Solo nella pallavolo, ce ne sono più di 280.000 … senza parlare di tennis, di atletica, di nuoto, di pattinaggio e di molte altre discipline. Quelle “più fortunate”, ovvero per coloro che militano in società sportive o associazioni sportive dilettantistiche di prima fascia, sono definite professioniste di fatto ma non di diritto. E si perché a meno che l’atleta non pratichi discipline come calcio, ciclismo, pallacanestro e golf, non può beneficiare dei vantaggi che la legge sul professionismo offre (legge n. 91 del 23/03/1981). Le donne che lavorano nell’ambito sportivo, sono comunque trattate economicamente peggio degli uomini, sono poco rappresentate ai vertici delle federazioni e talvolta inseguite dai soliti stereotipi e pregiudizi. Molto spesso purtroppo la carriera delle sportive italiane è tutta in salita e, anche le campionesse internazionali del nuoto, del tennis o della pallavolo, sono costrette a fare i conti con questa vecchia legge. In Italia ci sono ad esempio centinaia di atlete che, pur percependo compensi annui per decine di migliaia di euro, non possono essere definite professioniste non godendo così dei diritti, ad esempio di quelli previdenziali, di cui invece beneficiano soprattutto i colleghi maschi che hanno sottoscritto contratti con club professionistici. Cosa succederebbe ad una atleta donna che militi in un club di serie A1 di pallavolo, se all’improvviso scoprisse di essere incinta ? Certamente smetterebbe di giocare, non percepirebbe più i compensi pattuiti contrattualmente e forse, dopo il lieto evento, non potrebbe far altro che provare a ricontattare la società di appartenenza nella flebile speranza di essere riaccolta. Incredibile ma vero, fortunatamente, per la prima volta, la nuova legge di stabilità 2018 dello scorso dicembre, al comma 369 dell’art. 1, ha istituito il fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano, il quale prevede una dotazione per il 2018 di ben 12 milioni di euro, che possono essere utilizzati anche per sostenere la maternità delle atlete non professioniste. Molti non lo sanno ma ci sono atlete in Italia che percepiscono annualmente compensi per oltre 100.000 euro, ma che non beneficiano di alcun contributo previdenziale ed assistenziale. Ciò significa che una maternità che sopraggiungesse ad una giocatrice di volley nel bel mezzo della sua carriera (24esimo anno circa), potrebbe interrompere definitivamente la carriera stessa. Reputo positivamente questa novità legislativa, che pur non riconoscendo nel pieno del diritto la figura dell’atleta professionista, contribuisce almeno economicamente nella vita del soggetto che può beneficiarne. A questo punto si tratta solo di attendere di conoscere le modalità per poter accedere al suddetto fondo.

Prof. Pierluigi Vigo

www.recontavigoeassociati.it

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